
Sfrutto ancora il buon Salvatore Bartolotta per delineare una stringata ma efficace storia della strategia negli scacchi. Il saggio di riferimento è sempre Un approccio euristico alla strategia, alla storia della strategia ed alla didattica degli scacchi: gli assiomi strategici come concezioni ed estacoli.
"La storia della strategia scacchistica attraversa una varietà di fasi e periodi che possiamo riassumere nel seguente schema (la terminologia è volutamente mutuata dalla scuola - matematica - 89 francese) :
1) una fase protoscacchistica, in cui abbiamo autori come e.g. Damiano che compongono opere improntate nel migliore dei casi ad un sano empirismo (una fase simile, mutatis mutandis, all’algebra retorica);
2) una fase parascacchistica o dell’intuizione più o meno confusa di elementi di strategia come e.g. in Ruy Lopez, G.C. Polerio, G.Greco; analoga alla fase sincopata dell’algebra;
3) una fase scacchistica, che trova il suo primo grande rappresentante in A.F.D.Philidor (entrato anche nella Storia della Musica); analoga alla fase simbolica dell’algebra. Philidor sottrae finalmente il gioco degli scacchi all’empiria o al pressappochismo che lo avevano precedentemente caratterizzato in misura più o meno ampia, e la sua strategia (il pedone è l’anima degli scacchi etc.) configura una condotta posizionale della partita, partita concepita organicamente. Il virtuosismo tecnico e la coerenza strategica di Philidor sono, poi, il miglior metodo per diffondere le nuove idee.
Da questo momento in poi si può, in linea di massima, cominciare a parlare di teoria scacchistica e se ne può studiare l’evoluzione storica. Il modo di impostare il gioco si evolve in questi ultimi due secoli e mezzo tra alterne vicissitudini, passando per il turbinoso periodo Romantico (Anderssen etc. ossia l’Immortale, la Sempreverde etc.) in cui anche il gioco stesso sembra risuonare della temperie culturale dell’epoca. In modo assai schematico, ci sembra di poter individuare tre momenti essenziali nella storia del pensiero scacchistico (da Philidor in poi), sia pure con tutte le sfaccettature e gli sviluppi espressi dai singoli teorici e giocatori - tra cui alcuni veri e propri Titani degli Scacchi. E precisamente : una fase classica che possiamo identificare nelle concezioni di W.Steinitz, approfondite e divulgate poi dal 'praeceptor Germaniae', Dr. S.Tarrasch; una fase ipermoderna che possiamo identificare con la rivoluzione 'copernicana' operata da A.Nimzowitsch e Reti; la fase contemporanea in cui ci sembra di poter ravvisare una sorta di mediazione e sintesi delle prime due, accompagnata da un approfondimento di numerose singole nuove idee e da un’indagine teorica, scientificamente sistematica (per quanto possibile), senza precedenti - il professionismo ha evidentemente il suo peso. mAd es. un giocatore come M.Tal passava indifferentemente dal ruolo di 'occupante' (coi pedoni, al centro) a quello di 'fromboliere' (controllo 'indiano' del centro), tuttavia il significato di occupante e fromboliere è qui diverso da quello assunto nel periodo classico ed ipermoderno rispettivamente, cioè è diverso lo spirito con cui si imposta la partita. Ancora una volta, dunque, era necessario un mutamento di concezione, assai più sottile e profondo e di più difficile comprensione di quello precedente (ipermoderno) perché si potesse produrre il nuovo sistema di postulati, che è quello attualmente in uso, e che di fatto ha determinato la straordinaria, rigogliosa odierna fioritura di tutti gli impianti, di origine classica e ipermoderna, conferendo loro nuova linfa, nuovo vigore, nuovo significato e prospettive."