Per rendere più chiaro e semplice possibile il tema dei pedoni isolati, voglio fare riferimento a una partita amichevole che ho giocato circa due anni fa. Qui risulta davvero evidente come i tentativi di difendere un pedone debole possano arrecare un danno posizionale notevole, fino a compromettere l’esito della partita. Giocando col Nero, mi sono trovato alla sedicesima mossa nella situazione rappresentata nel diagramma seguente.

Fortemente determinato a mantenere il mio vantaggio di un pedone, intendevo portare l’Alfiere in d6, proteggendo il pedone avanzato con la spinta e5 e mettendo in gioco la Th8. Ma il mio avversario aveva tutto l’interesse a rendermi queste operazioni molto difficili, fondando il suo attacco sulla debolezza del pedone e.
16.Dg4 con doppia minaccia ai pedoni isolati. 16…Td6 La mossa del Bianco mi ha costretto a posizionare la Torre d’arrocco in una casa scomoda e a lasciare l’altra solitaria e bloccata sull’ottava traversa. La Donna volevo lasciarla dov’era, in vista di un possibile attacco di coperta dopo …Ac5. 17.d3 per liberare l’Alfiere e far sloggiare la mia Td6. 17…Rb8 18.Af4 Tc6 19.De2. Ora il pedone in e6 è ancora in pericolo e non c’è modo di difenderlo se non attaccando. 19...Ad6 Intelligente mossa che mi costringe di fatto a scambiare gli Alfieri. Infatti difendere il pedone in g7 con la Torre avrebbe portato al prematuro controllo da parte della Donna Bianca della casa f7, con i rischi connessi al fatto di non avere altra difese sull’ottava traversa. 20.Ae5 Axe5 21.Dxe5 Tg8 22.Tac1 Td6 23.Df4. Ecco che il Bianco mette in atto il piano previsto, ma, grazie al cambio dell’Alfiere, si può rispondere con 23…Td7 24.Dd2 Dd6 25.f4 Dd5 26.a3 Tf8 27.Tc2 Te7.

Prevedendo scambi, ho deciso di occupare le future colonne aperte. 28.Dc1 c6 29.Tc4 e5 30.Tc5 Dd6 31.Tcxe5. Ecco che cominciano gli scambi. Questa combinazione mi porterà a perdere (finalmente!) il pedone isolato sulla colonna e, ma anche a semplificare il gioco a mio vantaggio, considerata la futura debolezza del pedone bianco sulla stessa colonna 31…Txe5 32.Txe5 Dd7 33.Dc5 Te8 34.Txe8+ Dxe8 35.De5+ chiaramente evitando il matto di 35…De1. 35…Dxe5 36.fxe5.
Adesso è il pedone bianco in e5 ad essere indifendibile. 36…Rc7 37.Rf2 Rd7 38.e6+ Rxe6 39.h3 Rf5 40.g4+ Rf4 41.g5 Rxg5 42.Rg3 Rf5 43.Rf2 g5 44.Rg2 h5 45.b3 g4 46.hxg4+ hxg4 47.Rg3 b6 48.a4 c5 49.Rg2 Rf4 50.a5 b5 51.Rf2 g3+ 52.Rg2 c4 53.bxc4 b4 54.c5 b3 e il Bianco ha abbandonato, perché 55.c6 avrebbe condotto a 55…b2 56.c7 b1=D 57.c8=D Qb2+ col matto in due mosse.

La maggior parte dei giocatori da torneo, con un punteggio Elo fino a 1600, non hanno in realtà la minima idea di cosa sia la strategia. Eseguono aperture perfette, basandosi sulla teoria fino alla quinta/decima mossa, poi cominciano ad elaborare complessi piani combinatori per guadagnare materiale o addirittura per il matto. Le loro mosse sono di attacco o di difesa, dettate da obiettivi tattici.
A tutti sarà capitato, nel corso di una partita, di trovarsi in una situazione in cui non si sa praticamente cosa fare. L’avversario è ben difeso, la propria posizione non è particolarmente problematica, insomma non si hanno degli obiettivi immediati da perseguire. Spesso si sceglie, senza particolare convinzione, di muovere in avanti un pedone non d’arrocco, oppure di liberare la traiettoria della Donna o di occupare una colonna che si sospetti si aprirà. In realtà, pochi sanno che in quel preciso momento si stanno giocando l’intera partita. Elaborare un piano strategico, ovvero esaminare le debolezze e gli equilibri posizionali subito dopo l’apertura, segna una linea di confine tra due diversi esiti del gioco: uno in cui la scacchiera sembrerà un campo minato, la difesa dell’altro inespugnabile e i propri attacchi infruttuosi, insomma l’inferno dello scacchista; l’altro in cui tutto sembrerà filare liscio, i propri pezzi saranno messi esattamente dove occorre e le proprie risorse di attacco e di difesa non finiranno mai. È la strategia a determinare uno di questi due esiti.
Per favore, non calcolate. Lo so che si tratta di un desiderio quasi irresistibile, come la cioccolata. Ogni volta che state calcolando, fermatevi un momento e pensate a questo mio post. Quel certo Fede dice di smetterla subito! Se ancora non vi fidate di me, vi racconto una storia realmente accaduta.
Alcuni anni fa, ho giocato una partita con un amico di mio padre, Maestro Nazionale. Mi guardava con una specie di compassione, ma io gli dissi di giocare, per favore, il più seriamente possibile, altrimenti non avrei imparato la lezione. Aprì di Re (probabilmente sperando che una Ruy Lopez che gli avrebbe rievocato qualche dolce ricordo d’infanzia) e io mi difesi con la Pirc (al tempo ero fissato col fianchetto), seguendo la teoria fino alla sesta mossa. Dopo l’apertura, intorno alla quindicesima mossa, si mise a riflettere. Pensò tre minuti interi. Io lo stavo guardando con ingordigia, chiedendomi che cosa avessi fatto per metterlo finalmente in difficoltà. In realtà non era per nulla in difficoltà, stava semplicemente elaborando un piano strategico. In seguito, infatti, non pensò più di trenta secondi per mossa. Persi alla trentasettesima, dopo sofferenze che solo uno scacchista può conoscere: i suoi pezzi sembravano predisposti in campo secondo un piano ordinatore della Provvidenza. Fu quello il momento in cui per la prima volta capì che i Maestri non calcolano. Per lo meno, non passano a calcolare tutto il tempo che passiamo noi comuni mortali. Sarebbe assurdo credere che, in due minuti, il mio avversario avesse calcolato tutte le varianti possibili del prosieguo, a tal punto da potersi permette dopo di non calcolare più. Il mio avversario conosceva qualcosa di cui io ero all’oscuro: quel qualcosa era la strategia.
Leggete i libri, non calcolate. Forse oggi leggere non va più di moda. Preferite considerarvi dei geni del matto ed attribuire le vostre sconfitte alla sorte o a qualche vostra svista. In realtà leggere vi insegna a pensare ed a parlare. Leggete Silman, Nimzowitsch, Reti, Euwe, Casablanca, tutto quello che potete. Questo forse non vi renderà solo degli scacchisti migliori, ma anche degli uomini capaci di comprendere più cose e più profondamente.
Voglio riportare di seguito un brano tratto dall’interessante saggio di Salvatore Bartolotta dal titolo Un approccio euristico alla strategia, alla storia della strategia ed alla didattica degli scacchi: gli assiomi strategici come concezioni ed estacoli. Mi siano concesse alcune piccole modifiche alla forma originale, più che altro la correzione di semplici refusi.
“La visione posizionale del giocatore di scacchi si forma lentamente, in seguito ad una lunga ‘educazione posizionale’: attraverso la lettura dei classici, attraverso lo studio della teoria delle aperture, cioè di un complesso organico e sistematico di numerose partite, attraverso l’assimilazione dei temi tattici e delle leggi strategiche, di finali tipici, ecc. ed è frutto di una lunga educazione a ‘pensare bene’ (ed a chiedersi il perché delle cose), piuttosto che frutto di un puro e semplice accatastamento di vari dati (del tutto inutile ed improduttivo). Detta visione posizionale è eminentemente sintetica, ed è la capacità di cogliere rapidamente le sfumature e le possibilità più riposte di una posizione, ed è anche la capacità di formulare i piani di gioco più incisivi per affrontarla. E’ pur vero che lo scacchista esperto conosce un certo numero di posizioni o ‘tabi’ notevoli, su cui ha lungamente ed accuratamente meditato, e possiede una certa rapidità e profondità di analisi. Questa conoscenza (in continuo aggiornamento), tutt’altro che mnemonica, lo aiuta ad orientarsi nella lotta sulla scacchiera, ed è su detta conoscenza che si costruisce ed affina quello che gli scacchisti chiamano senso della posizione. Quanto sia efficace il senso della posizione nella conduzione della partita è stato icasticamente dimostrato da G. Kasparov nella famosa sfida del ’96 contro il supercalcolatore Deep Blue, autentico mostro di capacità analitiche: sebbene Kasparov non fosse in grado di competere con la macchina nel puro calcolo delle mosse (varianti), la sua capacità di valutazione (di 'sentire' la posizione) si è rivelata decisiva. In altre parole una macchina come Deep Blue è per così dire un gigante miope; la sinergia di intelligenza e cultura scacchistica si è sinora dimostrata vincente, e vi è ragione di credere che il primato dell’uomo nel gioco degli scacchi possa essere intaccato solo da macchine capaci di simulare in qualche modo i processi di pensiero umani (e dunque di pensare ed apprendere come gli umani). È appena il caso di osservare che gli studi sull’intelligenza artificiale traggono vantaggio e preziose indicazioni da queste sfide, e che si è venuta delineando una nuova disciplina, la Computer Chess, branca della Computer Science (settore dell’Informatica). Il gioco degli scacchi, per la sua intrinseca complessità, ricorda quei sistemi fisici che, sebbene soggetti a precise (deterministiche) leggi matematiche (equazioni differenziali ben note) , esibiscono un comportamento estrinsecamente caotico. E’ ben noto il problema di tre corpi interagenti gravitazionalmente, e delle relative orbite caotiche; sono ben noti i problemi della meteorologia, e più in generale i problemi dei sistemi non lineari e di dinamica complessa (frattali, annessi e connessi). Le dimensioni dell’universo scacchistico, come si è visto, sono fantastiche, degne della ‘teoria del caos’, e gli assiomi della strategia ne sono, in un certo senso, l’elemento ordinatore.”
Per chi volesse approfondire l'argomento, qui è possibile scaricare gratuitamente il saggio di Bartolotta in pdf.
Benché il materiale costituisca un elemento fondamentale della partita di scacchi, dobbiamo ricordare che esso è solo un equilibrio dinamico, come tutti gli altri. Evitiamo di guadagnare un pedone se ciò fornisce al nostro avversario un vantaggio nello sviluppo, nella struttura pedonale o un vantaggio di spazio. Se ci troviamo nella gradita condizione di un vantaggio di materiale, dovremmo seguire queste regole di prudenza:
1) Il materiale vince sull’iniziativa solo nel caso in cui si riescano a neutralizzare i vantaggi dell’avversario e a livellare gli equilibri del gioco. Solo allora il tuo materiale extra ti porterà lentamente ma sicuramente ad avere la meglio.
2) Il materiale ti dà un’unità di forza in più. Se riesci a far partecipare attivamente alla battaglia questa unità, sarai in superiorità numerica.
3) Scambi di pezzi che producono un vantaggio di materiale (come un Alfiere o un Cavallo per una Torre) sono utili solo qualora la Torre abbia una colonna aperta da sfrutture. Un cavallo avanzato e centrale può facilmente vincere su una Torre bloccata dai propri pedoni. Ciò significa che, prima di avventurarti in uno scambio, dovresti valutare la tua particolare posizione piuttosto che calcolare semplicemente il valore numerico dei pezzi.

Se dovessimo giudicare la posizione del digramma qui sopra unicamente attraverso il conteggio dei punti, diremmo certamente che il Nero si appresta alla vittoria, perché ha scambiato un Cavallo per una Torre e un pedone (3 punti in più). Tuttavia, le sue Torri sono completamente inutili e il suo pedone extra sulla colonna d è immobilizzato. D'altro canto, il Cavallo bianco in d6 domina la scacchiera. Il Nero non può impedire al Bianco di giocare Tc7, incastrando definitivamente i pezzi neri nelle loro posizioni.
4) Quando guadagni del materiale, può accaderti di ritrovare i pezzi disposti in maniera sbilanciata e senza un obiettivo. Questo succede perché essi hanno portato a termine una missione ed ora necessitano di un nuovo obiettivo. Se la tua posizione è sbilanciata, non continuare ad attaccare. Al contrario, riporta indietro e riunisci le truppe, mettiti al sicuro da un contrattacco, ed apprestati a preparare un nuovo piano basato sul tuo vantaggio di materiale.
Il pedone è la sola unità degli scacchi che cattura in un modo diverso da come abitualmente si muove. Questo genera la curiosa peculiarità per cui due pedoni possono immobilizzarsi l’un l’altro. Per esempio, con un pedone bianco in e4 e uno nero in e5, il pedone in e4 non può fare una mossa diversa dalla cattura, perché l’altro pedone gli blocca il cammino. Quando i pedoni centrali si trovano in una situazione tale per cui non possono procedere in avanti né catturare in meno di due mosse, si parla di “centro bloccato”. Molte famose aperture possono dare origine a un centro bloccato (per esempio la Ruy Lopez, la Francese, la Karo-Kann, l’indiana di Re): capire questa struttura di pedoni è dunque molto importante per elaborare strategie nel mediogioco. In rari casi accade che il centro venga spazzato via da un sacrificio, ma il più delle volte un centro bloccato implica che l’azione si svolga sui lati della scacchiera.

Nel diagramma qui sopra, troviamo il proseguimento detto “di Short” della variante di spinta della Caro-Kann. La mossa del Nero consigliata dalla teoria è …c5, in quanto spostare il baricentro della partita sull’ala di Donna è un obiettivo di primaria importanza per il Nero, pressato sull’ala di Re ed impossibilitato a sviluppare in maniera efficace l’Alfiere campo scuro. Se non effettua questa mossa al più presto, ovvero se non comincia un’azione di disgregazione del centro, egli si troverà costretto a parare duri colpi sull’ala di Re, dove con tutta probabilità il Bianco arroccherà senza compromettersi la possibilità di muovere gli stessi pedoni d’arrocco. Una caratteristica tipica del centro bloccato è infatti quella di permettere la mobilità dei pedoni d’arrocco, in virtù della chiusura delle diagonali per gli Alfieri. Vediamo come le cose si possano mettere male per il Nero, qualora scelga di arroccare corto senza aver sbloccato il centro:
1...Ae7? 2.c3 Ch6? 3.O-O O-O 4.Axh6 gxh6 5.Dd2 Cd7 6.Dxh6 Rh8 7.De3 Tg8 8.Ad3 Axd3 9.Dxd3 Df8 10.Cbd2 Dg7 11.g3 Dg4 12.Rg2 Cb6 13.h3 Dh5 14.Tfe1 Tg6 15.a4 Th6 16.Th1 Td8 17.a5 Cd7 18.c4 Tg6 19.cxd5 exd5 20.Cf1 f6 21.g4 fxe5 22.Cg3 Dh6 23.Cf5 Df8 24.Cxe5 Cxe5 25.dxe5 c5 26.Cxe7 Finalmente l’inutile Alfiere in e7 trova fine alle sue sofferenze. 26…Dxe7 27.f4 Tc6 28.The1 d4 29.b3 h5 30.f5 Th6 31.Dd2 Th7 32.g5 h4 33.Tac1 b6 34.axb6 axb6 35.b4 Th5 36.bxc5 bxc5 37.f6 Db7+ 38.Rh2 Dd5 39.Df4 Da2+ 40.Rh1 Dd5+ 41.Te4 De6 42.Df3 Th7 43.g6 Th6 44.Tf1 Tg8 45.Tg4 Th7 46.g7+ Tgxg7 47.fxg7+ Txg7 48.Txh4+ Th7 49.Tg1 Dc6 50.Dxc6 Txh4 51.Df6+ Rh7 52.Dg7 matto.
In tutte le varianti di spinta, dunque, per esempio in quelle della Francese o della Caro-Kann, il consiglio è sempre di portare il gioco sul lato opposto rispetto al pedone avanzato e di sbloccare il centro, prima di effettuare l’arrocco.
I giocatori veramente forti hanno uno speciale talento nel creare posizioni estenuanti per l’avversario, che lo svuotino lentamente della sua aggressività tattica e della sua creatività. Uno dei maggiori esponenti di questa sorta di battaglia psicologica è stato Bobby Fischer. Nell’esempio seguente lo vediamo complicare il gioco volutamente, cambiando la struttura posizionale di continuo per conformarla agli equilibri che intende raggiungere.

Il Bianco ha il controllo del centro e spera di soffocare i pezzi dell’avversario grazie all’avanzamento dei pedoni centrali. Invece di lasciare l’iniziativa al Bianco, Fischer crea una posizione più confacente ai suoi gusti. 1.Axf3! lasciando all’avversario la coppia di Alfieri. Sembra che la posizione sia aperta e che la minaccia di d4-d5 costringerà i Cavalli ad arretrare. 2.Axf3 d5! Ecco che all’improvviso la posizione è chiusa e gli Alfieri sono circondati. 3.De3 evitando 3.Qxd5? Cexd4 quando anche il pedone bianco sulla colonna e cadrà. 3…Tc8! minacciando di guadagnare il pedone sulla colonna d con 4…Db6, poiché Cc2 porterebbe a …Cxe5 con un attacco di scoperta su c2. 4.Ag4 Dg6 5.Axe6 fxe6. 6.b3 g5! guadagnando ancora spazio sul lato di Re. 7.Dxg5? condurrebbe inesorabilmente a 7…Cxe5! 8.dxe5 Dxf2+. 7.Ab2 Tf5 8.Td2 Tcf8. La pressione sulla colonna f ha dato al Bianco nuovi motivi di preoccupazione. Alla fine il Nero ha vinto la partita.
Esaminiamo ora in concreto il tema delle colonne aperte e semiaperte, per mezzo della partita Petrosian vs. Pilnik svoltasi nel 1956.

La fase di apertura è terminata: Petrosian ha conseguito un notevole vantaggio di spazio al centro e sull’ala di Donna. Egli pertanto decide di operare su questo settore della scacchiera, cercando di conseguire un altro obiettivo strategico destinato ad aumentare la pressione ad Ovest: l’apertura di una colonna. 1.b4! Anche se il Nero non effettua il cambio …cxb4, questa spinta costituisce un fastidioso elemento di tensione. 1…h6 2.Axf6! Un cambio ben calcolato per togliere al Nero una possibilità di difesa dell’ala di Donna. 2…Dxf6 3.0-0 Tfd8 4.Cc4 Af8 5.g3! Petrosian continua instancabilmente a caricare la posizione con nuove minacce: ora che i pezzi del Nero sono concentrati sul punto d6, egli prepara la rottura al centro con f2-f4. Questa mossa nasconde inoltre un sottile scopo strategico che sarà chiaro più avanti. 5…cxb4. Il Nero non regge questa strategia della tensione ed accetta l’apertura della colonna c. Da questo momento in avanto il Nero concentra tutti i suoi sforzi su quello che è diventato il motivo strategico dominante della posizione: l’occupazione della colonna aperta.
6.Db3 Rg7 7.Tfc1 h5 8.Ce3. Petrosian, in posizione chiaramente superiore, evita giustamente tutte le complicazioni, anche se con 20.Cxb6 avrebbe guadagnato materiale. 8…Ce8 9.Dxb4 Tdc8 10.Tc6 è una manovra di raddoppio sulla colona aperta. 10…Dd8 11.Tac1 Cf6. Ancora un tentativo di difesa: ora il Nero prepara la manovra Cf6-d7-c5 che gli consentirebbe il blocco della colonna aperta. 12.Af1!

Predisponendosi a giocare l’Alfiere in h3 Petrosian realizza qui il tema del controllo della casa di opposizione sulla colonna aperta. Individuiamo l’idea strategica a lunga portata racchiusa nel tratto 5.g3! Possibile che Petrosian fin d’allora avesse previsto tutto il seguito della partita? Sicuramente no, tuttavia egli aveva senz’altro intuito che , nel caso che la colonna c si fosse aperta, il suo Alfiere avrebbe trovato un eccellente collocazione sulla diagonale c8-h3.
Dopo 12…Tcb8 13.Ah3 a6 14.Te1 axb5 15.axb5 Ch7 16.Cc4 Ta2 17.Ag2 Df6 18.Tf1 Cg5 19.Db3 Tba8 20.h4 Ch7 21.Txb6 le cose si sono messe decisamente bene per il Bianco, che ha in seguito ha vinto la partita.