Un giocatore dovrebbe mantenere sempre la mente aperta a tutte le soluzioni, anche quando un certo equilibrio vantaggioso sembra la strada più ovvia da seguire: gli equilibri nel medio gioco infatti si chiamano “dinamici” proprio per la loro mutevolezza. Quando avverti che un equilibrio sta cambiando, non esitare ad abbandonare un vantaggio al fine di crearne un altro.
Nel diagramma qui sopra (Botvinnik-Sorokin, 1931) il Bianco ha l’egemonia nello sviluppo e controlla la colonna d. Ma questi elementi in se stessi non dicono molto a favore del Bianco, egli necessita di obiettivi concreti. Sfortunatamente, mosse come a4-a5 e minacce al pedone in e5 sono impediti dalla Donna nera, che sta facendo un superbo lavoro difensivo. Poiché la Donna regge in piedi tutta la situazione, Botvinnik cerca in tutti i modi di sbarazzarsi di questa spina nel fianco. 1.De3! Quanti giocatori avrebbero rifiutato perfino di prendere in considerazione questa mossa, a causa della teoria dei pedoni doppiati e isolati? Per citare Botvinnik: “Questa mossa nient’affatto ovvia è la più forte nella posizione data. Con lo scambio delle Donne, che non si può evitare, i difetti nella posizione del Nero crescono percettibilmente. A causa del ritardo nello sviluppo dei suoi pezzi, il Nero certamente non può opporsi alla pressione lungo la colonna d. Il suo pedone in e5 si indebolisce parecchio. Per difenderlo, il Nero si trova costretto a scambiare un Alfiere per il Cavallo in f3, dopo di che non soltanto la sua ala di Donna, ma anche la sua casa f7 risultano indebolite. Il pedone doppiato del Bianco sulla colonna e non è di grande rilevanza.”
1…Dxe3 2.fxe3 Ag4 3.a5 Cc8 4.Tc1 Il Bianco prende il controllo di entrambe le colonne, si libera dell’inchiodatura, e minaccia Nxe5. 4…Axf3 5.gxf3 Ce7 6.Cd5 Cc6 7.Cxf6+ gxf6 8.Td7 Tab8 9.Rf2! Il controllo della colonna d da parte del Bianco ha portato adesso al suo insediamento nella famigerata settima traversa. Il vantaggio nello sviluppo è svanito, ma al suo posto c’è un nuovo equilibrio: l’Alfiere attivo contro il Cavallo.
9…Cxa5 10Tcc7 Tbc8 11.Txf7 Txc7 12.Txc7+ Rh8 13.Ad5 b5 14.b3 Il Cavallo nero è adesso completamente dominato dal potente Alfiere bianco. Questa specificità della posizione bianca, assieme al controllo della settima traversa, hanno in seguito portato facilmente Botvinnik alla vittoria.
Per quanto talvolta rischioso da un punto di vista tattico, il rinvio dell’arrocco a una fase più matura della partita è, a mio modo di vedere, un’astuzia tipica del giocatore posizionale, avendo a che vedere con gli equilibri dinamici di cui si parla in questo blog. Non arroccare in fase di apertura significa non fornire all’avversario l’elemento decisivo di scelta dell’ala di attacco e lasciarsi in pratica aperte due diverse strategie di gioco, da scegliere e seconda degli equilibri che si vengono a formare nel seguito. Chiaramente non è una scelta possibile sempre. Le posizioni aperte, in cui gli alfieri imperversano assieme alla donna dominando lunghe diagonali, sconsigliano il rinvio dell’arrocco, così come la possibilità di attacco doppio da parte del Cavallo avversario, o singoli motivi tattici. Tuttavia, in situazioni di centro bloccato come quella che si può osservare nel diagramma seguente, ritardare l’arrocco diventa possibile, o addirittura consigliabile.
Qui il Bianco non dispone dell’Alfiere campo chiaro, che è stato scambiato con un Cavallo, e la diagonale di preferenza dell’Alfiere campo scuro (a1-h8) è chiusa da una lunga catena di pedoni. La diagonale a2-g8 è attualmente dominata dall’Alfiere Nero, che possiede inoltre un notevole vantaggio di spazio. Sarebbe affrettato per il Nero arroccare ora, invece di sfruttare la possibilità scegliere tra un arrocco omogeneo ed uno eterogeneo, con tutte le conseguenze strategiche che questi portano. La scelta tra l’arrocco corto e l’arrocco lungo determinerà probabilmente non soltanto il lato di attacco dell’avversario, ma anche il proprio, consentendo di muovere con maggiore libertà i pedoni opposti al lato di arrocco. Talvolta l’arrocco in fase di mediogioco viene chiamato arrocco d’attacco, per distinguerlo da quello tradizionale in apertura, ma questa dicitura è in parte sbagliata, in quanto non può esistere l’attacco indipendentemente dalla difesa ed entrambi sono legati dagli stessi equilibri dinamici.
Solo i Grandi Maestri riescono a mantenere quasi inalterata la loro profondità di gioco nelle partite rapide. Questo tipo di partite, dette instant o rapid o blitz, con accezioni che possono variare a seconda del contesto, sono per lo più scontri che non superano i 10 minuti di durata, fino ad arrivare al limite dei 30 secondi. I più conosciuti sono quelli detti “Fischer Style”, dal nome del più grande campione statunitense, che hanno una cadenza di 5 minuti + 3 secondi di bonus per ogni mossa. La più micidiale tuttavia è probabilmente la modalità “Hourglass” (clessidra), in cui, a un tempo base di 30-40 secondi, viene aggiunto ogni secondo utilizzato dall’avversario: in questo modo ogni secondo perso è un secondo regalato all’avversario, che incrementa le sue possibilità di riflettere.
Non dobbiamo pretendere di elaborare strategie complesse basate sugli equilibri dinamici in una partita rapida, ma dobbiamo il più possibile cercare di mantenere la correttezza posizionale. Scegliamo linee conosciute e confortevoli, aperture solide e tatticismi di base, perché è molto facile che l’avversario prima o poi commetta un errore che possiamo sfruttare a nostro vantaggio. Se ci sentiamo in una situazione di pericolo che richiederebbe più tempo del necessario per essere risolta, puntiamo alla patta scambiando il più possibile i pezzi “minacciosi”.
Le partite rapide sono una buona occasione di allenamento per sviluppare automatismi e per memorizzare varianti; occupano poco tempo all’interno della giornata e di solito sono caratterizzate da un clima meno “serioso” rispetto a quello dei tornei. Esistono numerosi siti Internet dove si possono giocare partite blitz on-line: il più noto è probabilmente instantchess.com, dove giocatori di vario livello da tutto il mondo si incontrano in tempi “compatibili con una tazza di the”, come recita lo slogan del sito. Chiaramente se cercate un livello competitivo più alto, è meglio rivolgersi altrove.
Il filmato seguente mostra una partita rapida svoltasi tra Maxim Dlugy and Hikaru Nakamura in una pausa durante lo U.S. Championship. Il Nero ha abbandonato.
Vediamo adesso come Najdorf ha sfruttato concretamente le debolezze rilevate in precedenza. 8…Cc5 L’immediata occupazione della casa forte, senza la preventiva manovra di fissazione (…a5), è qui legittimata dal motivo tattico dell’attacco sul pedone e4. 9.Dc2 a5 10.b3? Flores cerca di dare inizio alla contromanovra di smantellamento della casa forte c5: questa mossa lascia intendere la volontà di continuare con a3 e b4, dopo aver preventivamente difeso la Ta1. Questo piano tuttavia è troppo lento e provoca un sensibile indebolimento della grande diagonale a1-h8. L’Ac1 risulta sovraccarico: o trasferirlo in b2 per controllare la grande diagonale, o mantenerlo sulla diagonale originaria per guardare la casa f4. Questi elementi di incertezza presenti nella posizione bianca permettono al Nero di accaparrarsi rapidamente l’iniziativa, che qui scaturisce direttamente dal piano di occupazione della casa debole f4. Il Bianco avrebbe dovuto contrastare la casa c5 con la manovra Cf3-d2-b3, che non avrebbe permesso al Nero di arrivare il suo Cavallo di Re in h5, dovendo questo Cavallo portarsi in d7 (Cf6-d7) per sostenere la posizione del Cc5. 10…Ch5! La minaccia immediata è 11…Cf4 e se 12.Axf4 exf4, con la forte pressione sulla diagonale nera e sul punto e4. 11.g3?
Certe volte il rimedio è peggiore del male: il Bianco riesce così ad impedire l’occupazione della casa f4, a prezzo però di un grave indebolimento dell’arrocco. Najdorf è pronto per trasformare l’iniziativa in attacco, approfittando in poche mosse della debolezza delle case f3 ed h3. 11…f5 12.Cd2 f4! Per provocare l’apertura della colonna f, poiché il controllo della casa di opposizione (f1) è assicurato dalla mossa …Ah3. 13.Dd1 La posizione del Bianco è congestionata: il tentativo di bloccare l’ala di Re con 13.g4 verrebbe ribattuto da 13…f3! 14.Axf3 Cf4, e il Nero ha posizione vincente perché l’arrocco del Bianco è devastato. Con l’ultimo tratto Flores spera di ricacciare il Ch5, ma lo aspetta una sgradita sorpresa. 13…Ah3 14.Te1 fxg3 15.hxg3
15…Cf4! Dimostrando che la casa f4 risulta praticamente ancora debole, ora per motivi tattici, in quanto non è possibile 16.gxf4 exf4 e il Bianco non è in grado di parare la doppia minaccia di 17…Axc3 e 17…Dxg5+.
La mossa precedente inoltre puntualizza un’altra debolezza presente nella posizione bianca: la casa d3, che viene a cadere nelle mani del Nero. L’occupazione di questa casa e la conseguente pressione sul punto f2 risolvono rapidamente la partita. 16. Af5 Cfd3 17.Te2 Df6 18Rh2 Ad7 19.Ca4 Cxa4 20.bxa4 Ah6 21.Aa3 Axd2 22.Txd2 Dxf3 23.Txd3 Dxf2+ 24.Rh1 Ah3 25.Td2 Dxg3 26.Db3 Tf3 e il Bianco abbandona.
Per affrontare il tema delle debolezze posizionali, si può analizzare la partita Flores vs. Najdorf del 1939. Dopo un'apertura caratterizzata dalle mosse 1.d4 Cf6 2.c4 g6 3.Cc3 Ag7 4.Cf3 00 5.e4 d6 6.Ae2 Cbd7 7.00 e5 8.d5, e dunque inscrivibile all'interno di una Est Indiana, si è giunti alla posizione mostrata dal diagramma:
Il blocco del centro costituisce qui una decisione responsabile, poiché delinea una ben definita struttura di pedoni: questo ci permette di individuare immediatamente le case deboli e forti che sono venute a formarsi nei due campi. Nel campo bianco si possono rilevare due debolezze: le case d3, d4 ed f4, queste due ultime fissate dalla presenza del pedone e5. La casa f4 risulta debole per motivi strategici, poiché la sua difesa con g2-g3 indebolirebbe sensibilmente le case f3 ed h3 e di conseguenza l’arrocco. Le case d3 e d4 sono tenute sotto controllo e risultano inaccessibili all’occupazione dei pezzi neri; esse pertanto sono debolezze trascurabili. La casa f4 rappresenta invece un obiettivo più concreto, poiché, seguendo il piano strategico che si basa sulla manovra …Ch5, …f5, …fxe4, …Cf4, il Nero è in grado di occupare questa casa e di imbastire una forte pressione contro l’arrocco del bianco.
Nel campo nero sono deboli soltanto le case f6 ed h6, tenute sotto controllo dall’Ag7 e non fissate da alcun pedone bianco; esse sono sicuramente debolezze di rilevanza minima. Il Nero dispone inoltre della casa forte c5, facilmente fissabile con …a5 ed ottima postazione per il Cd7. Quando il Nero effettuerà la spinta …f5, prevista nel piano sopra descritto, la casa e6 verrà ad indebolirsi; tuttavia la presenza dell’Ag8 ne garantisce un ragionevole controllo.
Da questa analisi si deduce che la posizione del Nero appare più raccolta e più ricca di obiettivi immediati: analoghe riflessioni indussero Alekhine, nel commentare questa partita, a contrassegnare con un punto interrogativo l’8° tratto del Bianco. La teoria moderna ha poi dimostrato che la mossa del Bianco è invece giocabile; tuttavia bisogna notare che, sotto il profilo strategico delle case debole e forti, essa conferisce dei chiari vantaggi alla posizione nera.
Riuscire ad impedire l’entrata in gioco di un pezzo avversario è di fondamentale importanza negli equilibri del centro partita. Si considera un pezzo fuori gioco quando il numero di mosse atte a renderlo partecipe della battaglia è troppo alto rispetto all’economia della partita. Oppure quando il suo sacrificio non è compensato da alcun guadagno posizionale. Nella gioco seguente, svoltosi tra Capablanca e Bogoljubov nel 1922, il grande scacchista cubano ha praticamente tagliato fuori un alfiere nero, trovandosi di fatto in superiorità numerica.
Leggiamo l’analisi dello stesso Capablanca:
“La Regina, la Torre e il Cavallo neri sono posizionati aggressivamente e, in confronto ai pezzi bianchi, hanno maggiore libertà. Tutti i pezzi del Bianco hanno una funzione difensiva e i pedoni bianchi nelle colonne c ed e sono esposti ad attacchi. Il solo modo di difendere entrambi i pedoni sarebbe Cd2, ma il Bianco replicherebbe …Db4 e potrebbe così far avanzare il suo pedone della colonna a senza alcuna difficoltà. Finora tutto è andato in favore del Nero e, se non ci fossero altri fattori in questa posizione, il Bianco avrebbe certamente la peggio. Tuttavia c’è un aspetto che va decisamente in favore del Bianco, ovvero la posizione dell’Alfiere in h7. Quest’Alfiere non solo è completamente tagliato fuori dal gioco, ma, ancora peggio, non c’è modo di rimetterlo in partita. È come se il Bianco stesse giocando con un pezzo in più.”
Quindi il piano del Bianco è quello di scambiare o far sloggiare il Cavallo nero da c5. Poi, per mezzo della spinta c4-c5, il Bianco potrà creare un pedone passato sulla colonna d. Può contare sul successo di quest’operazione perché dispone di un’unità di forza in più, ovvero il Cavallo, a fronte dell’inutile Alfiere nero.
La partita si è conclusa così: 1.Cd4 Dxe3 2.Txe3 Tb8 3.Tc3 Rf7 4.Rf3 Tb2 5.Cge2 Ag8 6.Ce6 Cb3 7.c5 dxc5 8.Cxc5 Cd2+ 9.Rf2 Re7 10.Re1 Cb1 11.Td3 a3 12.d6+ Rd8 13.Cd4 Tb6 14.Cde6+ Axe6 15.fxe6 Tb8 16.e7+ Re8 17.Cxa6 e il Nero ha abbandonato.
La struttura dei pedoni ha in primo luogo la funzione di delimitare lo spazio a disposizione dei contendenti. Nel diagramma seguente ci possiamo accorgere che, inserendo sulla scacchiera tutti i pezzi nella loro casa di partenza, otteniamo la posizione Paulsen-Nimzovic della difesa francese, determinata dai tratti 1.e4 e6 2.d4 d5 3.e5., un apertura classica e solida che probabilmente avrete adottato in qualche partita.
Ma qual è la ragione che spinge il Bianco a formare, con la sua terza mossa, la catena di pedoni centrali d4-e5? La ragione è di duplice ordine:
1) Risolvere, impiantando il centro bloccato, la tensione centrale e4-d4 determinata dal secondo tratto del Nero . 2) Ottenere vantaggio di spazio al centro e sull’ala di Re, con l’intento di servirsene come base per le future operazioni di attacco.
Ecco dunque l’idea di formazione della catena centrale, idea che possiamo visualizzare immaginando che una catena di pedoni centrale ci indichi, come una feccia, l’ala sulla quale dobbiamo attaccare in fase di mediogioco.
Chi, essendo diretto in una località e trovandosi di fronte a un cartello segnaletico che gli indichi la direzione da seguire, sceglierebbe la direzione contraria? Poniamo attenzione dunque, fin dall’apertura, alle indicazioni che la struttura pedonale ci può dare sul proseguimento delle linee strategiche nel mediogioco, sia in relazione ai nostri obiettivi d’attacco, sia nell’ottica di prevedere i piani del nostro avversario, organizzando una solida difesa.